Con 1.402 aziende (ultimo dato disponibile: 2013, fonte Crefis), il settore avicolo rappresenta l’8% a livello nazionale per numero di imprese, alle spalle di Campania (4.354, 24%) e Veneto (3.216, 18 per cento). Cambiando il punto di osservazione, con 26.380.000 di capi avicoli, la Lombardia è al secondo posto, rappresentando il 16% sul totale in Italia, dietro il Veneto, che può contare 49.126.000, pari al 30% del numero di avicoli allevati. Al terzo posto, appena sotto la Lombardia, si colloca l’Emilia Romagna: 25.258.000 e 15% dei volumi prodotti a livello domestico.

Osservando invece il numero di galline ovaiole, la Lombardia con 9.327.000 capi (23%) è dietro solamente all’Emilia Romagna, che mantiene salda la leadership con 13.944.000 unità, pari al 34% su scala nazionale. Secondo posto anche con riferimento alla consistenza dei polli da carne, con la Lombardia (13.660.000, pari al 14% del totale nazionale) dietro al Veneto (31.131.000, 31 per cento).

Il valore alla produzione (anno 2014) si aggira intorno ai 490 milioni di euro per il solo segmento del pollame. Sono alcuni dei dati - illustrati sabato scorso a Villa Fenaroli di Rezzato (Brescia), nel corso del convegno sul tema “Avicoltura lombarda: progettiamo il futuro”, organizzato dal Distretto avicolo lombardo - da Gabriele Canali, professore di Economia agraria all’Università Cattolica di Piacenza e direttore del Crefis, il Centro di ricerca delle filiere suinicole.

“Me ne sono occupato negli anni di avicoltura, contribuendo alla nascita del Distretto avicolo lombardo, seppure da direttore del Crefis – ha dichiarato Canali -. E uno dei punti in comune che hanno sia la filiera avicola che quella suinicola è che entrambe sono, da sempre, sostanzialmente escluse dai contributi della Pac. Anzi, spesso hanno pagato il prezzo del sostegno dato, specie in passato, al settore cerealicolo”.

 

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